Quando si apre un’attività commerciale, che sia un negozio fisico, uno shop online, un ristorante o un e-commerce di prodotti enogastronomici locali, la prima cosa da fare è cerare un marchio che sia riconoscibile e che si distingua dalla concorrenza. Il brand deve essere conosciuto, apprezzato, e raggiungere i vertici dell’indicizzazione dei motori di ricerca per acquisire sempre più clienti e consumatori.

Il potenziale dell’azienda si misura attraverso vari parametri, che tutti insieme formano la brand reputation e awareness: in italiano, si tratta per l’appunto della reputazione del marchio e della consapevolezza dei limiti che può raggiungere e superare nel tempo.

In questo breve articolo scopriremo insieme quali sono le strategie più note, vincenti ed efficaci per aumentare la conoscenza e notorietà del proprio brand, della propria attività, quali sono gli strumenti per misurarla e tenere sotto controllo ogni progresso (e difetto).

La brand awareness o consapevolezza di marca

Suona cacofonico, e non è molto poetico, ma la traduzione letterale del più smart brand awareness, in italiano, è proprio consapevolezza di marca.

A parte i neologismi anglosassoni, con questa definizione che è entrata nel linguaggio tecnico del settore marketing si intende la conoscenza, quindi la notorietà del marchio, ma soprattutto la capacità di riconoscere il brand da parte di più persone possibili e da un particolare audience di riferimento.

In pratica, la brand awareness misura la familiarità che i consumatori conquistano con un determinato brand; focalizzarsi su una strategia di consapevolezza vincente significa trasformarsi nella prima scelta che viene in mente alle persone quando effettuano una ricerca o pensano a un bene o a un servizio.

Proviamo a fare un esempio pratico.

Quando pensiamo alla pastasciutta, quale marchio ci balena subito alla mente? Probabilmente Barilla, o De Cecco; se, invece, dobbiamo preparare la colazione alla nostra famiglia e pensiamo a una buona crema alle nocciole da spalmare sul pane, il nostro desiderio andrà alla Nutella.

La mission di ogni marchio è diventare il brand top of mind, il primo che viene in mente, il primo di riferimento: questo è il modo più utile ed efficace per aumentare la propria brand reputation, che si concretizza in affidabilità e fidelizzazione dei consumatori.

Nel caso della celebre crema spalmabile alla nocciola, la Nutella è ormai entrata nel circuito dei fenomeni di massa, quindi si può tranquillamente definire questo prodotto dolciario come brand top of mind.

Brand reputation VS brand awareness

Va da sè che la differenza tra brand reputation e brand awareness sia lampante, quasi lapalissiana, basta eseguire una semplice riflessione.

La brand reputation è la percezione, la reputazione, la considerazione che i consumatori conquistano nel tempo e nei fatti di un determinato marchio, e si concretizza in concetti come affidabilità, qualità e fidelizzazione.

La brand awareness, invece, è un parametro utile per misurarsi con il potenziale del proprio marchio e determina la conoscenza, la notorietà della propria azienda da parte dei clienti di uno specifico target.

Per aumentare la notorietà di un marchio esistono alcune strategie utili, che ora andremo ad approfondire insieme.

Come si misura la brand awareness

Le aziende hanno dei particolari tools di riferimento utili per misurare il paramento della brand awareness: ad esempio, si sfruttano particolari test di brand recognition, che vengono anche definiti esami di consapevolezza aiutata. Infatti, si utilizzano degli stimoli diretti, degli indizi visivi e sonori per riconoscere il marchio.

Questi aiutini, potremmo definirli, sono ad esempio il logo del brand, lo slogan della campagna advert, il jingle pubblicitario musicale, i colori del marchio, eccetera.

Esistono, poi, i test di brand recall, che invece sono definiti esami di consapevolezza spontanea, non aiutata: alle persone che partecipano al test si domanda di elencare i primi marchi a cui pensano, in base a particolari categorie di riferimento. Ad esempio, per quanto riguarda la pastasciutta, un prodotto italiano conosciuto ed esportato in tutto il mondo, molte persone straniere hanno risposto subito Barilla, De Cecco, due marchi che diventano, quindi, il cosiddetto top of mind, la primissima scelta assoluta.

Infine, esiste il cosiddetto test di salience, che riguarda la prima scelta effettuata dal consumatore nel momento dell’acquisto, davanti agli scaffali del supermercato.

Per misurare in modo pratico e visivo la brand awareness del proprio marchio, esiste uno strumento specifico, che si chiama piramide di AAKER.

Questa gerarchia piramidale, che dà una visione grafica semplice e chiara della cosiddetta consapevolezza di marca, si distingue in vari gradoni:

1) Top of mind

Si tratta del primo marchio che viene in mente quando lo si associa a una determinata categoria merceologica, della prima scelta, come la Nutella per gli alimenti dolciari per la merenda;

2) Conoscenza forte del marchio

Il marchio viene elencato quando si domanda al cliente di associare una serie di brand a una categoria di beni e di servizi: ad esempio, Barilla e De Cecco quando si parla di pastasciutta;

3) Conoscenza superficiale

Si tratta di brand di nicchia, che spesso conoscono solo gli estimatori o gli intenditori di un determinato bene o servizio;

4) Conoscenza assente

Quando il cliente non conosce il brand, ne è ignaro.

Quali sono le principali risorse per aumentare la brand awareness del marchio?

1) Incrementare il traffico diretto verso il sito web

2) Aumentare il volume di ricerca su Google

3) Aumentare l’engangement sui social

4) Ottenere i feedback di una campagna advert

5) Creare dei backlink verso il sito sfruttando la Digital PR. Se vuoi usfruire di questo servizio, CLICCA QUI

6) Menzionare il brand nei canali digitali più cliccati

Queste strategie fanno parte di un piano marketing programmato in modo ben definito, con annesso un piano editoriale con cui ottenere un calendario scaglionato delle uscite in base a un particolare periodo dell’anno.

Attraverso l’uso sapiente dell’inbound strategy, con contenuti interessanti e accattivanti, è possibile catturare l’attenzione dello spettatore e trasformarlo in un possibile acquirente, in consumatore: tutto questo è possibile mediante un blog scritto bene, interessante e dall’appeal accattivante, con particolari stories su IG, con post su Facebook che facciano hype, con una news letter ben strutturata che coinvolga il cliente.