Cosa è la black hat SEO? Oggi, molto spesso e non solo tra gli addetti ai lavori, si cita questa pratica, ma cos’è davvero, quali sono le tecniche vietate che non ti fanno prendere in considerazione da Google?

Se parliamo di SEO ci riferiamo all’ottimizzazione della presenza sul web, ad un miglioramento del portale che permette ai motori di ricerca di trovarci più facilmente e di mostrarci a più clienti, possibili follower, ecc. La SEO permette di aumentare il proprio business, la propria autorevolezza sul web e anche di migliorare la credibilità e il guadagno a fine mese.

Ma cosa i motori di ricerca bannano oggi? Scopriamo nel dettaglio cos’è la black hat SEO e a cosa fare attenzione nei nostri contenuti web, anche quelli sui social network.

Cosa intendiamo per black hat SEO

Il nome black hat SEO identifica tutte le strategie non pulite, per così definirle, che possono ingannare i motori di ricerca e in particolare lo spider di Google. Cioè sono tutti stratagemmi che permettono, si credeva, di scalare i ranking e farsi notare più degli altri ma in modo non certo consono e canonico.

Sono tutti mezzi per ingannare questi algoritmi di ricerca, per enfatizzare la SEO e scalare le classifiche ad esempio di Google. Moltissime persone si sono fatte sedurre da questi trucchetti ma, ahimè, i risultati sono stati pessimi, soprattutto sul medio-lungo periodo. Perché? Perché se in una giornata, tanto per fare un riferimento breve temporalmente, si arriva in vetta alla classifica di ranking, in poche settimane si può arrivare negli ultimi posti, cioè non appena lo spider di Google, per esempio, si accorgono della promozione non consona adottata.

È chiaro che chi vuole, aumentare il proprio business punta a restare in vetta molto più che qualche giorno, anche se le vendite in 24 potrebbero essere superiori alle aspettative. Lo scotto da pagare è molto alto e il tuo blog, portale web o e-commerce potrebbe veramente fare un buco nell’acqua e farti passare, a livello internet, come un venditore o un professionista poco credibile e professionale.

Meglio coltivare costantemente il proprio orticello, cioè il proprio sito web, con dedizione, costanza, sì anche magari con fatica ma con strumenti SEO efficaci e sicuri.

I rischi reali della black hat SEO

Utilizzare le tecniche di black hat SEO, spesso basta una sola strategia, non è una scelta vincente, tutt’altro. Questi sono dati di fatto e comunicarlo sono i maggiori esperti SEO e del web contemporaneo. Apparentemente ti potrebbero sembrare trucchetti facili e che non possono far male al tuo sito, al tuo business, un po’ come comperare follower, ma i rischi sono tanti e il flop è dietro l’angolo. Ecco alcuni esempi pratici:

  • i motori di ricerca e anche altri non quotati come Google, possono scegliere non solo di non considerare i siti con black hat SEO, ma anche di penalizzarli, si dice vengano penalizzati in SERP;
  • i motori di ricerca possono decidere anche di eliminare i domini che utilizzano black hat SEO, cioè eliminare il dominio dai loro indici, e non importa a questi algoritmi se il tuo brand è, ad esempio, conosciuto in tutto il mondo, se hai milioni e trilioni di follower, ecc.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che il tuo sito, la tua identità online sarà pesantemente compromessa. Se vuoi, al contrario, farti un nome e una posizione online in tutti i sensi utilizza le tecniche SEO tradizionali e consone e messe in atto,,preferibilmente, da un esperto che ti affiancherà.

Black hat SEO: gli errori da non commettere

Ecco, di seguito, alcune delle maggiori tecniche di black hat SEO da conoscere, ma anche da non utilizzare.

La keyword stuffing

Per keyword stuffing si intende l’abuso delle parole chiave, delle keyword e anche delle long tail. Quante volte hai letto schede prodotto ricche di parole che quasi sembravano scritte a vanvera o mal tradotte? Ecco, si trattava quasi sicuramente di keyword stuffing.

I link nascosti e le pagine doorway

Anche questo stratagemma è abbastanza subdolo e consiste nell’inserire nel testo dei link nascosti, cioè scritti con la stessa nuance della pagina, così chiunque arriverà sulla stessa non li vedrà ma di fatto ci sono. Le pagine doorway spesso collegate a questi link sono pagine vuote, senza contenuto ma che generano traffico apparente.

Il cloaking e il desert scraping

Tra le tecniche di black hat SEO c’è anche l’uso di pagine che l’utente non può vedere ma che vogliono fare presa sullo spider di Google o con i motori di ricerca in generale. È come fossero esche per questi algoritmi ma, purtroppo, se in un primo tempo possono anche farti salire di ranking, potrebbero farti bannare dagli stessi elenchi dei motori, causando ovviamente un notevole danno al tuo blog e alla tua credibilità online. E poi chi ti proporrà questi trucchi black hat SEO si farà pagare, ma tu avrai un danno, di fatto, non ti porterà granché.

Chi conosce la black hat SEO?

Beh, se vuoi conoscere alcuni trucchi della black hat SEO devi chiedere bene consiglio ad un esperto SEO. Ovviamente è bene conoscere questi stratagemmi per non utilizzarli: i rischi li abbiamo ben elencati all’inizio di questa guida sul tema e sono reali. Ovviamente quando cerchi un esperto SEO che possa aumentare la tua credibilità e il tuo business online sai che devi affidarti ad un professionista, non ad uno smanettone che ti promette chissà che e magari usa proprio le tecniche di black hat SEO per farti credere chissà che risultati. Scegli professionisti del settore, chiedi consiglio ad amici o colleghi e non affidarti al primo che capita.